Livelli di osservazione clinica: cambio di scala dell'informazione

Aricolo da: Gianni Frisardi, Diego Centonze, Alì Esquembre, Flavio Frisardi,

Masticationpedia
Masticationpedia

Abstract

La pratica clinica contemporanea è caratterizzata da una crescente disponibilità di dati eterogenei, raccolti a livelli differenti di osservazione. Tuttavia, la difficoltà diagnostica non deriva dalla quantità di informazione, bensì dalla mancata esplicitazione delle scale alle quali tali informazioni appartengono e dal modo in cui esse vengono integrate.[1]

Questo capitolo introduce il concetto di scala dell’informazione come livello di risoluzione osservativa, distinto dalla nozione di importanza clinica, mostrando come uno stesso fenomeno possa apparire stabile o instabile a seconda della scala alla quale viene analizzato.[2]

Il cambio di scala non è trattato come un’operazione neutra, ma come un atto attivo che redistribuisce l’informazione tra contorno funzionale, dettaglio locale e rumore di sistema.[3]

1. Perché parlare di scala in clinica

In ambito clinico il problema non è quasi mai la mancanza di dati, ma l’eterogeneità dei livelli a cui quei dati appartengono.[4]

Sintomi riferiti dal paziente, segni clinici, parametri strumentali, misure neurofisiologiche e modelli interpretativi non vivono sullo stesso piano informazionale.

Il risultato è una sovrapposizione impropria di informazioni:

  • dati fini interpretati con categorie grossolane
  • fenomeni complessi compressi in etichette semplificative
  • misure precise integrate in modelli concettuali approssimativi[5]

2. Che cosa si intende per “scala dell’informazione”

Per scala non si intende una gerarchia di importanza, ma un livello di risoluzione con cui un fenomeno viene osservato, descritto e interpretato.[6]

Un punto cruciale è che uno stesso fenomeno può apparire stabile a una scala e instabile a un’altra, senza che ciò implichi una contraddizione.

3. I principali livelli di osservazione in clinica

3.1 Livello fenomenologico (clinico-narrativo)

Qui l’informazione è narrativa, situata e fortemente dipendente dal contesto.[7]

3.2 Livello clinico-funzionale

Il fenomeno viene ancorato a pattern riproducibili, ma resta dipendente dall’osservatore e dalle condizioni di esecuzione.[8]

3.3 Livello strumentale

La precisione del dato non garantisce la precisione dell’interpretazione.[9]

3.4 Livello interpretativo-modellistico

È qui che emergono conflitti di senso quando modelli pensati per una scala vengono applicati a un’altra.[10]

4. Il cambio di scala come operazione attiva

Il passaggio tra scale comporta sempre perdita di informazione, guadagno di struttura e introduzione di assunzioni.[11]

Esempio clinico: discesa di scala nell’osservazione del sistema masticatorio

Osservazione clinica dello stato occlusale-masticatorio

A questa scala il sistema appare stabile e coerente, anche in presenza di alterazioni sottostanti.[12]

EMG di superficie: interference pattern

L’aumento di risoluzione rende il segnale più sensibile al rumore tecnico e fisiologico.[13]

Processi neuromotori: ciclo di recupero del riflesso mandibolare

La variabilità osservata riflette proprietà dinamiche del sistema neuromotorio.[14]

Microdinamica neuronale: patch-clamp dei nuclei mesencefalici

A questo livello la variabilità è parte integrante del funzionamento neuronale.[15]

4.1 Macroscopia, mesoscopia e microscopia clinica

I riflessi trigeminali rappresentano osservazioni mesoscopiche, intermedie tra comportamento globale e microdinamica cellulare.[16]

5. Errore clinico e scala di osservazione

Molti errori clinici derivano da salti di scala non dichiarati.[17]

6. Perché questo capitolo è necessario

Serve a preparare il terreno a modelli che non collassano tutta l’informazione in un’unica scala.[18]

7. Chiusura

Il cambio di scala dell’informazione è una proprietà strutturale della clinica complessa.

Chiusura concettuale

Il significato clinico di un dato non è assoluto, ma dipende dalla scala alla quale il sistema viene osservato.[19]

Crisi del valore assoluto: instabilità del numero clinico

Bibliografia

  1. Kuhn TS. The Structure of Scientific Revolutions. University of Chicago Press; 1962.
  2. Anderson PW. More is different. Science. 1972;177(4047):393–396.
  3. Khrennikov A. Ubiquitous Quantum Structure. Springer; 2010.
  4. Feinstein AR. Clinical Judgment. Williams & Wilkins; 1967.
  5. Gigerenzer G. Risk Savvy. Viking; 2014.
  6. Bar-Yam Y. Dynamics of Complex Systems. Addison-Wesley; 1997.
  7. Charon R. Narrative Medicine. JAMA. 2001;286(15):1897–1902.
  8. Sackett DL et al. Evidence based medicine. BMJ. 1996;312:71–72.
  9. Ioannidis JPA. Why most published research findings are false. PLoS Med. 2005.
  10. Kuhn TS. The Structure of Scientific Revolutions. University of Chicago Press; 1962.
  11. Wilson EO. Consilience. Knopf; 1998.
  12. Manfredini D et al. Bruxism and TMD. J Oral Rehabil. 2017.
  13. De Luca CJ. The use of surface electromyography. J Appl Biomech. 1997.
  14. Cruccu G et al. Trigeminal reflexes. Clin Neurophysiol. 2005.
  15. Sakmann B, Neher E. Patch clamp techniques. Annu Rev Physiol. 1984.
  16. Turker KS. Reflex control of jaw muscles. J Oral Rehabil. 2002.
  17. Taleb NN. The Black Swan. Random House; 2007.
  18. Khrennikov A. Contextual probability. Entropy. 2014.
  19. Heisenberg W. Physics and Philosophy. Harper; 1958.