CAPITOLO II
Diagnosi come classificazione (RDC): descrivere non significa inferire
2.1 – La diagnosi come atto descrittivo
I sistemi diagnostici moderni, in particolare i Research Diagnostic Criteria (RDC), nascono con l’obiettivo di rendere la diagnosi riproducibile e standardizzata. Tuttavia, la diagnosi RDC rimane un atto descrittivo, non inferenziale.
2.2 – Classificare non equivale a comprendere
La classificazione assegna il paziente a una categoria, ma non spiega il comportamento del sistema clinico che genera i sintomi.
2.3 – Il limite logico dei criteri RDC
I criteri RDC descrivono la fotografia clinica, ma non la dinamica del sistema, che è non lineare e interdipendente.
2.4 – Normalità e assenza di inferenza
L’assenza di una classificazione patologica non equivale a normalità funzionale.
2.5 – Diagnosi come linguaggio
Termini come “funzionale” o “idiopatico” rappresentano un arresto inferenziale, non una spiegazione clinica.
2.6 – Descrivere non significa inferire
La descrizione organizza i dati; l’inferenza interpreta le relazioni.
2.7 – Il criterio inferenziale
Un criterio inferenziale deduce il significato clinico dalle relazioni tra i dati, non dai valori isolati.
2.8 – Coerenza interna del sistema
La coerenza è una proprietà relazionale che descrive la compatibilità dinamica tra le componenti del sistema.
2.9 – Segmento clinico rilevante
Un paziente può risultare non classificabile pur presentando una perdita di coerenza interna del sistema.
2.10 – Lettura descrittiva dei dati
I dati singoli rientrano nei range, ma la lettura isolata non coglie la dinamica sistemica.
2.11 – Emergenza dell’inferenza
La perdita di proporzionalità e stabilità rivela un’incoerenza clinicamente significativa.
2.12 – Ponte verso l’Indice Ψ
L’Indice Ψ formalizza numericamente il giudizio inferenziale sulla coerenza interna del sistema.