4° Caso clinico: Disordini Temporomandibolari

Riassunto

Nel capitolo 'Introduzione' abbiamo presentato un caso clinico dimostrativo che ha messo in dubbio il concetto di 'Malocclusione' nel senso che qualsiasi classe o morfologia occlusale dovrebbe sempre essere relazionata alle risposte neuromotorie trigeminali per confermare la presenza di un disturbo patologico masticatorio. In quel caso, il soggetto è risultato avere una perfetta simmetria in latenza, ampiezza ed aree integrali del Sistema Nervoso Centrale trigeminale (tCNS) per cui difficilmente classificabile come 'malocclusione'. Da tenere presente, però, che il soggetto in questione portatore di una evidente anomalia occlusale non aveva assolutamente nessun disturbo masticatorio ma cosa succede in un soggetto simile che riferisce dolori orofacciali e disturbi articolari. Vedremo in questo capitolo come va considerato un paziente di questo tipo e concluderemo con l'esposizione degli step impiegati per la riabilitazione protesica eseguita con un metodo elettrofisiologico trigeminale denominato 'Modello NGF' che si trasformerà, nel corso dell'edizione di Masticationpedia, in un modello diagnostico denominato 'Indice Ψ'

Masticationpedia
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Article by: Gianni Frisardi


Introduzione

Un articoli di Ahmad e Schiffman[1] sono emersi elementi interessanti che esigono una più approfondita analisi del fenomeno TMD. Gli autori hanno riportato, infatti, che circa il 5-12% della popolazione degli Stati Uniti è affetto da TMD e il costo annuale della gestione della TMD, esclusi i costi relativi all'imaging, è di circa 4 miliardi di dollari. Interview Survey (NHIS) che includeva un totale di 189.977 persone, il 4,6% (n = 8964) aveva avuto disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare e dei muscoli (TMJD).

Come abbiamo già più volte citato nel corso dei capitoli precedenti, uno degli elementi critici nella diagnostica differenziale tra Dolore orofacciale e TMD è il dato dell'incidenza della malattia che va ad inquinare obbligatoriamente il risultato del valore predittivo del teorema di Bayes. In questo caso, dalle considerazioni degli autori[1] siamo sul 4,6%.


Sappiamo bene, ormai, che lo 'TMD' è la seconda condizione muscoloscheletrica cronica più comune dopo la lombalgia cronica[2] e malgrado Ahmad e Schiffman[1] hanno riportato in modo esaustivo l'importanza dell'imaging per rendere corrette le diagnosi intra-articolari dell'ATM, sorge il dubbio della sovrapposizioni di stati sintomatico-clinici come è capitato di vedere per i casi clinici riportati nei capitoli precedenti di Masticationpedia.

Questa interferenza non dipende dalla capacità del medico ma dalla forma mentis deterministica che non lascia spazio al fenomeno di sovrapposizione di più patologie che simulano lo stessa sintomatologia del TMD. Una veloce carrellata di casi clinic riportati nei capitoli di Masticationpedia ci può far ricordare meglio la complessità e la veridicità di questa affermazione. (Figura 1)

Dice giusto Magda Krasińska-Mazur et al.[3] che la diagnosi corretta dei disturbi temporomandibolari si basa sull'anamnesi e su un esame fisico approfondito, nonché sui risultati di test aggiuntivi.....ma quali?
«Quale potrebbe essere il migliore approccio ai pazienti TMDs?»
(....presenteremo in questo contesto un modello diagnostico contestualmente alla ripristino delle condizioni funzionali masticatorie del paziente in questione)
Fin qui abbiamo discusso su molti aspetti che in qualche modo ritardano la diagnosi differenziale in paziente che riferiscono una sintomatologia sovrapponibile a varie manifestazioni cliniche, diagnosi differenziale che se, invece, eseguita in tempi giusti e rapidi potrebbe salvare la vita al soggetto come è successo al nostro 'Bruxer' e purtroppo no al nostro 'Balancer'. La forma mentis del medico in questi casi è fondamentale e l'elemento determinante rimane quello di uscire dal 'contesto specialistico' per assumere contestualmente una visione indeterministica e probabilistica della medicina. Ciò non è diverso per quanto riguarda i pazienti affetti effettivamente da DTMs perchè non esistendo una vera e propria disciplina neuro gnatologica, la diagnosi nonché la terapia di questi soggetti rimane quella standard e cioè gnatologica. La disciplina gnatologica, seppur molto valida, anch'essa è limitata perchè restringe il campo dello 'Osservabile' al parametro occlusale disinteressandosi di tutto il resto che entra a far parte del network neuromotorio masticatorio e non solo. [4]Presenteremo questo caso clinico di un paziente con DTMs per dare un significativo cambiamento clinico diagnostico/terapeutico nel campo della 'Neuro Gnatologia Funzionale' chiamandolo, appunto, metodo NGF.

Anamnesi

Figura 2: Situazione orla del paziente affetto da DTMs in cui si evince il cross bite anteriore

Chiamiamo come di consueto il nostro paziente con un nome di fantasia e precisamente 'Clicker' perchè la paziente soffriva da anni di click dell'articolazione temporomandibolare (TMJ). Clicker si presentò nel nostro dipartimento di neuropatologia accusando forti dolori orofacciali e riferendo un cronico rimuove articolare a livello della TMJ di destra. Arrivò dopo essere già stata diagnosticata come DTMs seguendo sempre il protocollo RDC e trattata con biteplane per gestire il digrignamento solo notturno. Paziente di circa 40 anni che riferiva dolore orofacciale con rumori articolari quali click e scrosci da ambedue i lati della faccia e difficoltà nella masticazione.

Ad un primo esame clinico occlusale si evince una III classe occlusale funzionale con scivolamento in protrusa nel raggiungimento della massima intercuspidazione. Alla palpazione risultavano dolenti i masseteri, temporali e pterigoidei esterni di ambo i lati. No disturbi di equilibrio e deambulazione, no vertigini no acufeni ma come nostra routine eseguimmo immediatamente gli esami elettrofisiologici trigeminali nell'intento di scongiurare qualsiasi coinvolgimento strutturale del Sistema Nevoso Centrale trigeminale (tNCS). Come già esposto nel capitolo riguardante il paziente 'Balancer' con Meningioma in cui l'esame dello EMG interferenziale eseguito dai colleghi odontoiatrici non dava indicazioni di patologia organica del tNCS nel nostro Centro Diagnostico eseguiamo esclusivamente Potenziali Evocati e la batteria dei riflessi trigmeinali. In questo capitolo, tenendo conto della situazione clinica abbiamo bypassato il contesto puramente odontoiatrico essendo eclatante ma non certo, dopo un primo esame obiettivo, il disturbo malocclusivo (figura 2)
Figura 3: Esami elettrofiologici di tipo Neuro Gnatologico Funzionale

Elettrofisiologia trigeminale

Come si è ormai documentato nei capitoli precedenti di Masticationpedia, il cuore della filosofia scientifica di Masticationpedia, è sostanzialmente il normalizzare le funzioni masticatorie al Sistema Nervoso Centrale e periferico trigeminale tCNS e non all'occlusione dentaria. Ciò è in grado di accoppiare la anormalità occlusale alle condizioni di 'stato' del tCNS come ben documentato nel primo capitolo 'Introduzione' dove abbiamo mostrato una perfetta simmetria elettrofisiologica trigeminale nel soggetto con grave malocclusione dentale ed una condizione neuromotoria francamente asimmetrica in un soggetto con perfetta occlusione dopo essere stato trattato con chirurgia ortognatica. I test elettrofisiologici nei soggetti con DTMs sono limitati ai Potenziali Evocati Motori bilaterali delle radici trigeminali da noi messi appunto nel corso di anni denominati bRoot-MEPs,[5] dal jaw jerk[6] eseguito mantenendo la mandibola in posizione di riposo ( Jaw jerk in rest position) ed il jaw jerk mantenendo la mandibola in chiusura con moderata attività muscolare ( jaw jerk in occlusal position).

bRoot-MEPs

In figura 3 possiamo assistere alle risposte dei potenziali evocati motori delle due radici trigeminali, il jaw jerk in posizione di riposo ed in posizione di massima intercuspidazione. In particolare alla Stimolazione Transcraniale Elettrica delle radici trigeminale il sistema Nervoso risponde conn due potenziali evocati perfettamente simmetrici sia in latenza che in ampiezza e nello specifico le latenze si posizionano ad un onset di 1R=2,01ms e 1L=1,99ms mentre le ampiezze picco-picco 2R3R=5 mV e 2L3L=5,2 mV. Questo risultato è fondamentale per la diagnosi differenziale tra patologie organiche e funzionale, infatti, sta a dimostrare che il sistema organicamente è simmetrico e sincrono e ciò determina il termine che vedremo ripresentarsi in modo determinante nel proseguitò dei capitoli di Masticationpedia denominato 'Organic Symmetry'. Si tenga presente fin da ora che il parametro 'Organic Symmetry' sarà considerato elemento di 'Normalizzazione' delle risposte riflesse trigeminali in quanto la propria simmetria di latenza ed ampiezza indica un perfetto 'stato' di integrità del tCNS e che contestualmente dovrebbe aspettarsi un altrettanto 'stato' di simmetria funzionale dovuto alle risposte riflesse trigeminali. Vediamo, dunque, lo 'stato' funzionale trigeminale del tCNS analizzando il jaw jerk.

Jaw jerk in posizione di riposo

É stato eseguito il test del riflesso da stiramento denominato jaw jerk mantenendo la mandibola in posizione di riposo per distinguere la componente in entrata al tCNS escludendo l'input dei recettori periodonatali. I risultai sono stati non incoraggiantei per la relativa asimmetria di latenza (1R=8,5 ms 1L=7,5 ms) e di ampiezza picco-picco (2R3R=0,3mV; 2L3L=0,6mV ). In particolare il ritardo in latenza potrebbe spiegarsi con una facilitazione sui motoneuroni gamma andando in contrasto con lo studio di Kitagawa et al.[7] in cui si asserisce che la facilitazione sul lato omolaterale potrebbe essere prodotta da un potenziamento del gamma drive indotto da una stimolazione nocicettiva prolungata. Nel nostro caso il dato più significativo è la differenza di 50%con riduzione sul lato algido destro. Abbiamo notato nei nostri studi che in posizione di riposo il jaw jerk mostra anche una dipendenza non solo alla accelerazione del colpo del trigger ma anche alla posizione spaziale della mandibola non essendo condizionata dalla posizione occlusale.[6]

Jaw jerk in posizione di riposo

Il jaw jerk, mantenendo la mandibola in posizione di occlusione centrica, eseguito per verificare il contributo dei recettori periodontali insieme ai propriocettori muscolari, tendine, è risultato, ovviamente, facilitato dal contatto dentario ma è aumentata la asimmetria in ampiezza (2R3R=0,1mV; 2L3L=1 mV). Questo risultato concorda con quanto affermato in uno studio di Yoshino T et al.[8] in cui la posizione mandibolare era stata deviata di 0,5, 1,0, 1,5, 2,0 e 3,0 mm a destra ed a sinistra da una posizione di riferimento corrispondente alla posizione di riposo. L'ampiezza del jaw jerk sul lato mediotrusivo sono aumentate principalmente in proporzione alla deviazione mandibolare. Lo studio conclude suggerendo che suggerito che iil jaw jerk può aiutare l'esame clinico di piccole deviazioni mandibolari. La conclusione di questo 1° step eletttrofisiologico trigeminale è stata di appurare l'integrità organica del tCNS attraverso la simmetria e sincronici del bRoot-MEPs,[5] e considerarlo come 'Organic Symmetry' [9]cioè normalizzatore del processo neurofisiologico masticatorio mentre le asimmetrie del jaw jerk depongono per un disturbo funzionale dovuto ad un sbilanciato input periferico oppure un processo inibitorio sui motoneuroni trigeminali di tipo nocicettivo. In sostanza sembrerebbe maggiormente indicativa la conclusione di disturbo spaziale mandibolare che appureremo in secondo momento quando si eseguita la Relazione Centrica Neuro Evocata per verificare la posizione spaziale fisiologica.

Periodo Silente dei muscoli masticator
Figura 4: Periodo silente dei muscoli masticatori e rappresentazione delle aree di interesse segnalate con frecce.

Nella figura 4 vengono mostrate le risposte neuromuscolari del periodo silente da percussione del mento attraverso un martello neurologico triggerato quando alla paziente veniva chiesto di stringere con forza massimale i denti. Se da un punto di vista neurologico non si possono evidenziare elementi riferibili ad alterazioni organiche del tCNS, alcune caratteristiche elettrofisiologiche, tuttavia, sono da riferire ad un disturbo funzionale del sistema.  Nella traccia superiore si può notare un decremento della fase di  riattivazione motoneuronale immediatamente successivo al periodo silente. Il possibile meccanismo neurofisiologico capace di determinare un simile decremento delle attività facilitatorie sul periodo silente mandibolare può essere ascritto ad un cambiamento del drive fusomotorio indotto dall’input dei propriocettori e nocicettori muscolari. Il network neuronale di questo processo avverrebbe attraverso un loop formato da: afferenze nocicettive muscolari, il subnucleus caudalis del V, interneuroni  inibitori sui motoneuroni γ statici e, come ultimo anello, la modulazione della sensibilità dei fusi neuromuscolari.[10] [11][12][13][14][15] Anche in questo contesto molto probabilmente la componente inibitoria prevale su quella eccitatori e ciò potrebbe essere ascritto ad una malocclusione come vedremo successivamente. In particolare si può notare la sovrapposizione del comportamento del jaw jerk, testato in precedenza, in una condizione di rettificazione del tracciato. La freccia indica, appunto, il jaw jerk su tutte le tracce e si può osservare la diminuzione in ampiezza per il massetere destro mentre risulta relativamente simmetrico sui muscoli temporali.

Analisi spaziale mandibolare

Su questo argomento purtroppo ci sono innumerevoli conflitti concettuali che ridondano ritornando regolarmente in voga dopo un periodo di anni come la metodica tracciamento dell'arco gotico per determinare la relazione centrica di protesi complete, come suggerito da Zhou TF et al .[16] Da ciò che è stato esposto in tutti i capitoli precedentemente pubblicati su Masticationpedia, si evince che l'approssimazione delle metodiche manuali oppure interpretazioni vaghe derivate da una logica di linguaggio verbale non sono raffigurabili nella filosofia scientifica di Masticationpedia che tende a focalizzarsi su un modello mesoscopico più che macroscopicamente descrittivo e formale attraverso modelli matematico statistici come vedremo di seguito. Perciò non condividiamo l'opinione di Zhou TF et al ma assolutamente in linea con i concetti espressi da Silva Ulloa S. et al.[17] in cui si conclude che la corteccia sensomotoria è influenzata dai cambiamenti nell'occlusione e si ipotizza che l'occlusione possa svolgere un ruolo importante nello sviluppo di malattie, dall'ansia e dallo stress al morbo di Alzheimer e alla demenza senile. Condividiamo, inoltre, l'accorato suggerimento di Silva Ulloa S. et al. in cui esorta i dentisti a considerare che le alterazioni del pattern occlusale durante la masticazione possono portare a cambiamenti nell'attivazione di diverse regioni cerebrali correlate alla memoria, all'apprendimento, al dolore anticipatorio e all'ansia.
«Ciò suggerisce che la masticazione mantiene l'integrità di alcune aree del cervello e che può essere un fattore chiave nell'insorgenza di malattie neurodegenerative.»
(Relationship between dental occlusion and brain activity: A narrative review Sebastian Silva Ulloa, Ana Lucía Cordero Ordóñez, Vinicio Egidio Barzallo Sardi)
E' essenziale, perciò, operare in sinergia al contenuto neuromotorio trigeminale per avere un 'Osservabile' più indicativo della realtà masticatoria ed in questo caso della posizione spaziale reale che la mandibola al di là dell'interferenza dentaria vuole raggiungere. Per realizzare questo target abbiamo messo a punto un metodo di Stimolazione Transcraniale Elettrica simultanea delle radici trigeminali che evoca una risposta diretta di tutti i muscoli masticatori da noi denominata bRoot-MEPs come precedentemente citata che ha una indicazione di integrità di 'stato' del tCNS e contestualmente determina una elevazione della mandibola dalla posizione di riposo alla Centrica Occlusale. Questa Centrica è stata denominata da noi Centrica Neuro Evocata Funzionale. ( Figura 5)

Come possiamo notare partendo direttamente da un contesto neurologico impiegando tecnologie avanzate elettrofisiologico trigeminali abbiamo scongiurato la presenza di destrutturazione del tCNS e contestualmente evidenziato un disturbo occlusale di tipo spaziale. La mandibola con questa metodica che genera un potenziale d'azione sincrono di tutti i muscoli innervati dalle radici trigeminali, a parte condizioni di destrutturazione marcata della ATM, genera una chiusura perfettamente fisiologica che in questo caso viene interrotta dalla presenza di una interferenza dentaria dell'elemento 21 che ci conforta nel proseguire il trattamento neuro gnatologico funzionale.

Riabilitazione Neuro Gnatologica Funzionale

Riguardo al trattamento dei pazienti con DTMs ci sono ancora molte conflittualità strategico concettuali quali, per esempio, l'impiego della TENS[18] che il protocollo RDC ha considerato non valido clinicamente tanto quanto da un punto di vista neurofisiologico la TENS non è un metodo appropriato per non essere in grado di evocare una risposta di tutti i muscoli masticatori ma solo di quelli superficiali. In questo limite risiede l'errore spaziale della posizione mandibolare che si troverebbe in una posizione più anteriorizzata dovuta esclusivamente alla risposta motoria del muscolo massetere ( argomento che si tratterà nella sezione 'Crisi del Paradigma').

Per questo motivo bypassiamo la fabbricazione di un bite plane per arrivare direttamente alla riabilitazione protesica neuro gnatologica definitiva. In questo caso specifico si è trattato di una riabilitazione in Centrica Neuro Evocata Funzionale degli incisivi anteriori e dei quattro molari inferiori due per lato. La realizzazione, però, ha seguito degli step pre-ordinati particolarmente obbligati che rappresentano il miglior modo per raggiungere una reale stabilità neuro occlusale, come vedremo dettagliatamente di seguito.(figura 6)

In figura 6a possiamo notare le strutture delle corone in bocca su cui andrà stratificata la ceramica e che verranno ricoperte di cera Aluvax per determinare la Centrica Neuro Evocata Funzionale. La scelta di incorporare nella riabilitazione i quattro molari è stata presa perchè questi elementi sono determinanti per la stabilità occlusale ma anche per la mediotrusione come vedremo di seguito. La posizione mandibolare esatta necessita di un terzo punto anteriore ed è per questo, visto anche l'usura degli incisi e l'importanza di una normocclusione del settore anteriore il coinvolgimento degli incisivi è stato determinante per Centrare la mandibola nella posizione ottimale (figura 6b). Il tutto, ovviamente, con cere di stampo su corone EMpress viene riportato in articolare. (figura 6c)

Dettaglio Neuro Gnatologico Funzionale

Per dettaglio Neuro Gnatologico Funzionale, modello riabilitativo denominato 'Indice NGF' da cui si inizializzerà tutto un processo scientifico che porterà ad un modello paradigmatico diagnostico denominato 'Indice NGF' nella sezione 'Scienza Straordinaria', si intende una aggiustamento occlusale normalizzato alla simmetria neuromotoria trigeminale. Per raggiungere questo obiettivo sono fondamentali replicato gnatologici ( articolatosi) e soprattutto la capacità di leggere le risposte evocate e riflesse del tCNS in diverse situazioni occlusali. Per questo motivo si è proceduto alla stratificazione delle sole centriche attive delle corone in Empress sui quattro molari inferiori. ( figura 7)

In figura 7a,b e c sono state stratificate soltanto le centriche attive dei molari perchè nonostante la registrazione Centrica Neuro Evocate Funzionale sia di assoluta precisione, il trasferimento meccanico dalla bocca al laboratorio ( articolatore) potrebbe incorporare minimi variazioni spaziali. Per questo motivo si è deciso di fermare la chiusura neuro evocata della mandibola leggermente rialzata per poter aver la disponibilità del materiale ceramico da rimodellare seguendo le risposte elettrofisiologiche trigeminali. In sostanza le cuspidi venivano abrase settorialmente e singolarmente per poi comparare con le risposte elettrofisiologiche trigeminali fino alla perfetta simmetria e sincornicità del tCNS. Una volta raggiunto il risultato di simmetria e sincronici la posizione raggiunta diventerà l'asta incisale a zero per concludere la stratificazione.

In figura 8a ed 8b si possono notare le straordinarie differenze nella risposta neuromotoria trigeminale dovute, essendo di tipo funzionale, ad un cambiamento spaziale mandibolare ed un accurato equilibratura neurognatologica occlusale. Si può assistere, infatti, ad una simmetrizzazione del jaw jerk sul massetere destro, ad una diminuzione della durata del periodo silente meccanico e soprattutto una ottimale riattivazione motoneurale dopo il periodo silente (effetto rebound) che sta a significare sicurezza nella riattivazione totale ed immediata della scarica motoneurale. Una volta documentato con dati inconfutabili questa re-simmetrizzazione neuromotoria trigeminale si può passare alla finalizzazione del caso clinico.

Riabilitazione protesica NGF

La finalizzazione del caso clinico diagnosticato definitivamente DTMs ha determinato un ripristino della funzione masticatoria, scomparsa dei sintomi nonché un miglioramento estetico. Le varie fasi della riabilitazioni si possono seguire nella galleria delle immagini della figura 9. In particolare la posizione Centrica Neuro Evocata Funzionale non solo è centrata essendosi spostata leggermente a destra ma anche retrusa. E' interessante fare una comparazione conn la figura 5a per rendersi conto delle differenze spaziali. L'elemento 22, infatti, non è più in crossbite ma in una posizione di testa a testa mentre il 23 ha un contatto centrica molto più incisale rispetto alla situazione clinica precedente, così pure da notare lo spazio occlusale nell'area mediale del 24 che si è venuto a generare con la attuale posizione spaziale mandibolare determinata con la Centrica Neuro Evocata Funzionale. Questo nuovo assetto occlusale è stato possibile solo perchè la posizione centrica stabile e principalmente congelata nel settore dei molari. I molari attraverso l'equilibrio neuromotorio esposto precedentemente sulla cuspide centrica stabilizza l'occlusione e genera un bilanciamento bilaterale nei movimenti mandibolari come sarà a breve descritto.



In figura 9c e 9d, possiamo notare non solo i contatti centrici ben bilanciati ma soprattutto le escursioni mediotrusive. Su questo argomento bisognerebbe spendere qualche parola in più. Benedikt Sagl et al.[19] affermano, nel loro studio in cui si è analizzato il contributo dell'inclinazione dei denti, dell'escursione mediottrusiva e laterotrusiva e gli stress von Mises sul disco articolare, che il bruxing mediotrusivo genera carichi più elevati rispetto alle simulazioni laterotrusive. In questo senso non si capisce bene se i contatti mediotrusivi siano un elemento protettivo oppure peggiorativo nella generazione di disturbi dell'articolazione temporomandibolare. Tanto è vero che un articolo di Walton TR e Layton DM[20] la confusione aumenta in quanto affermano dapprima che la presenza di interferenze MT nelle popolazioni di pazienti, è ampia e varia dallo 0% al 77% per poi concludere che le interferenze MT dovrebbero essere evitate in qualsiasi schema terapeutico occlusale per ridurre al minimo le complicanze pulpari, parodontali, strutturali e meccaniche o l'esacerbazione dei disturbi temporomandibolari (TMD). La confusione aumenta quando conclude che le interferenze MT molari naturali dovrebbero essere eliminate solo se sono presenti segni e sintomi di TMD. La domanda che sorge è la seguente
«E' nato prima l'uovo o la gallina?»
(....sono le interferenze che provocano il digrignamento e di conseguenza danni all'atm oppure le interferenze naturali sono protettive sul sistema?)
Bisognerebbe fare un pò d'ordine sull'argomento iniziando con lo specificare che cosa si intende per interferenza.

Uno studio di Leitão AWA et al.[21] è straordinariamente significativo avendo simulato oggettivamente l'interferenza sull'animale ed analizzato istologicamente i cambiamenti a livello del ganglio trigmeinale contestualmente al comportamento dell'animale quando trattati con o senza inibitore selettivo della cicloossigenasi 2 (COX-2). Gli autori, inoltre, hanno trattato gli animali con infusione giornaliera di con 0,1 ml/kg di soluzione fisiologica (DOI+SAL) e , 16 o 32 mg/kg di celecoxib (DOI+cel -8, -16, -32). Hanno notato che gli animali sottoposti ad interferenze ed alla stimolazione nocicettiva del massetere lo DOI + SAL ha mostrato un aumento della nocicezione isplaterale (P <0,001) e controlaterale (P <0,001), un aumento del numero di morsi (P = 0,010), graffi (P <0,001) e punteggi delle smorfie (P = 0,032) mentre nel gruppo di DOI+cel-32, questi parametri sono stati ridotti.

Questo studio interessante mostra la correlazione tra interferenza, diminuzione della soglia per il doloro e contestualmente il ripristino con infusione di celecoxib e dunque correlazione neuro-occlusale.

Si-Yi Mo et al.[22] rafforza la correlazione neuro-occlusale di cui sopra dimostrando che il percorso discendente dai neuroni serotoninergici (5-HT) al midollo ventromediale rostrale (RVM) ai recettori 5-HT3 nel nucleo del trigemino spinale (Sp5), gioca un ruolo importante nel facilitare il mantenimento dell'iperalgesia orofacciale dopo la rimozione ritardata dell'interferenza occlusale sperimentale (REOI).

Fin qui abbiamo una visione più vasta sull'argomento interferenza confermata dalla correlazione neuro-occlusale ma il fenomeno si evince anche localmente proprio nel disco articolare. Uno altro studio di Cui SJ et al. [23]ha dimostrato sperimentalmente che l'effetto del sovraccarico meccanico sui dischi dell'ATM in un modello di interferenza occlusale di ratto in vivo, l'inibizione del potenziale vanilloide 4 del recettore transitorio meccanoinduttivo (TRPV4) ha alleviato la degenerazione del disco dell'ATM nel modello di interferenza occlusale del ratto.

In conclusione, come si spera di condividere, la questione è molto più complessa di quanto i clinici pensano e si affrettano ad eliminare le interferenze, per esempio, mediotrusive perchè se il carico indotto sull'articolazione, magari da una ipereccitabilità neuormotoria ( vedi capitolo Spasmo Emimasticatorio e Cavernosa Pineale) l'escursione mediotrusiva potrebbe essere un elemento protettivo magari a discapito del dente stesso.

Per questo motivo bisognerebbe rivalutare il termine 'Interferenza mediotrusiva'

In figura 9c e 9d il percorso mediotrusivo evidenziato con la carta di articolazione è stato costruito attraverso il calcolo dell'angolo determinato dalla Root-MEPs monolaterale che sposta la mandibola di circa 1/2mm su ciascun lato. Attraverso la programmazione dell'articolare Denar ( figura 10) si è potuto costruire una escursione con angoli diversi tra la ATM, molare e canino. Questo procedura genera un percorso naturale in cui il canino guida insieme alla mediotrusuone per proteggere la ATM dal carico masticatorio che esiste comunque al di là del bruxismo.





4° Caso clinico: Disordini Temporomandibolari

Riassunto

Questo capitolo presenta un caso clinico con sintomi compatibili con disturbi temporomandibolari (TMDs) in cui l’inquadramento neurofisiologico trigeminale evidenzia un contrasto clinicamente rilevante tra:

  1. una risposta evocata diretta bilaterale delle radici trigeminali (bRoot-MEPs) stabile e simmetrica, indicativa di integrità e sincronia della conduzione motoria trigeminale;
  2. una marcata variabilità delle risposte riflesse trigeminali (jaw jerk in condizioni diverse e periodo silente da percussione), sensibili allo stato funzionale e al contesto neuromotorio.

L’obiettivo non è proporre un modello terapeutico, ma mostrare come, in un paziente con quadro TMD-like, la sola osservazione morfologica/occlusale non sia sufficiente a descrivere lo stato funzionale del network trigeminale, mentre una batteria neurofisiologica essenziale può fornire un riferimento strutturale necessario per interpretare la modulazione dei riflessi.

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Article by: Gianni Frisardi

Introduzione

Un lavoro di Ahmad e Schiffman[1] riporta che circa il 5–12% della popolazione degli Stati Uniti presenta TMD e che i costi annuali di gestione (escludendo l’imaging) sono rilevanti; in un ampio campione NHIS il 4,6% (n=8964) riferiva disturbi dell’articolazione temporomandibolare e dei muscoli (TMJD).

In una prospettiva clinica, questa prevalenza e l’eterogeneità dei quadri TMD-like impongono cautela: la diagnosi corretta richiede anamnesi ed esame obiettivo approfonditi, oltre a test aggiuntivi selezionati in funzione del caso.

È noto che i TMD rappresentano una delle condizioni muscoloscheletriche croniche più frequenti[24]. L’imaging è fondamentale per la diagnostica intra-articolare, ma non esaurisce la descrizione dello stato funzionale del sistema trigeminale nei quadri TMD-like. Una parte critica della difficoltà clinica deriva dalla sovrapposizione di sintomi tra condizioni diverse e dal fatto che molti segni riflessi e neuromotori sono modulabili e dipendono dal contesto.

Magda Krasińska-Mazur et al.[25] sottolineano l’importanza di test aggiuntivi nella diagnosi differenziale, ma resta aperta la domanda: quali misure sono realmente informative quando la clinica è compatibile con TMD ma i segni non sono patognomonici?

In questo capitolo presentiamo un caso TMD-like in cui una batteria neurofisiologica trigeminale essenziale (risposte evocate dirette e riflessi) consente di separare un riferimento strutturale di integrità (bRoot-MEPs) da una modulazione funzionale dei riflessi (jaw jerk e periodo silente).

Anamnesi

Figura 2: Situazione orale del paziente con sintomi TMD-like; si osserva crossbite anteriore.

Useremo un nome di fantasia: Clicker, per la presenza cronica di rumori articolari. Paziente circa 40 anni, dolore orofacciale, click/scrosci bilaterali, difficoltà masticatoria; riferiva rumori articolari prevalenti a destra. Era già stata inquadrata come TMD secondo protocolli standard e trattata con biteplane per digrignamento notturno.

All’esame clinico occlusale: III classe funzionale con scivolamento in protrusiva verso massima intercuspidazione. Dolorabilità alla palpazione di masseteri, temporali e pterigoidei esterni bilateralmente. Assenti vertigini, acufeni, disturbi di equilibrio e deambulazione.

In considerazione del quadro clinico e della necessità di escludere coinvolgimenti organici del sistema trigeminale centrale e periferico, è stata eseguita una batteria neurofisiologica trigeminale comprendente: bRoot-MEPs bilaterali, jaw jerk in condizioni differenti e periodo silente da percussione del mento.

Figura 3: Esempio di registrazioni neurofisiologiche trigeminali nel caso clinico.

Elettrofisiologia trigeminale: metodo essenziale

I test impiegati in questo caso includono:

  • Potenziali evocati motori bilaterali delle radici trigeminali (bRoot-MEPs)[5]
  • Jaw jerk in posizione di riposo (mandibola in rest position)[6]
  • Jaw jerk in condizioni di contatto dentario/attività moderata (occlusal position)
  • Periodo silente da percussione del mento in serramento

L’idea operativa è distinguere tra:

  • una risposta motoria evocata diretta (meno dipendente dal contesto e utile come riferimento di integrità/sincronia),
  • risposte riflesse (intrinsecamente modulabili e sensibili allo stato funzionale e all’input periferico).
bRoot-MEPs (risposta evocata diretta)

In Figura 3, alla stimolazione transcranica, le bRoot-MEPs risultano sostanzialmente simmetriche in latenza e ampiezza:

  • latenze onset: 1R=2,01 ms; 1L=1,99 ms
  • ampiezze picco-picco: 2R3R=5 mV; 2L3L=5,2 mV

Questo profilo è coerente con una conduzione motoria trigeminale bilaterale integra e sincrona, e fornisce un riferimento strutturale necessario per interpretare eventuali asimmetrie o variazioni delle risposte riflesse nel medesimo soggetto.[26]

Jaw jerk in posizione di riposo

Il jaw jerk è stato registrato con mandibola in posizione di riposo, per valutare la componente propriocettiva muscolare e la modulazione riflessa in una condizione non vincolata dal contatto occlusale. I risultati mostrano asimmetria:

  • latenza: 1R=8,5 ms; 1L=7,5 ms
  • ampiezza picco-picco: 2R3R=0,3 mV; 2L3L=0,6 mV

Nel caso in esame è evidente una riduzione dell’ampiezza sul lato doloroso destro. È utile ricordare che il jaw jerk può risentire di variabili sperimentali e di stato (tono, postura mandibolare, input nocicettivo), e la sua interpretazione deve rimanere prudente e contestuale.[6]

Jaw jerk in condizione di contatto/attività moderata

Il jaw jerk è stato ripetuto in condizione di contatto dentario/attività moderata, per includere il contributo dei recettori parodontali e l’interazione tra input periferico e modulazione centrale. In questa condizione la risposta risulta facilitata dal contatto, ma l’asimmetria di ampiezza aumenta:

  • ampiezza picco-picco: 2R3R=0,1 mV; 2L3L=1 mV

Questi dati sono coerenti con una marcata dipendenza contestuale della risposta riflessa. In letteratura, Yoshino T et al.[27] hanno evidenziato variazioni dell’attività masseterina in relazione a deviazioni mandibolari; tali osservazioni supportano l’idea che piccole variazioni spaziali e di input periferico possano modificare in modo significativo la risposta.

Periodo silente dei muscoli masticatori
Figura 4: Periodo silente dei muscoli masticatori; aree di interesse indicate con frecce.

In Figura 4 è rappresentato il periodo silente evocato da percussione del mento durante serramento massimale. In assenza di segnali suggestivi di alterazioni organiche della conduzione motoria trigeminale (bRoot-MEPs simmetriche), emergono caratteristiche compatibili con una modulazione funzionale del sistema:

  • riduzione/alterazione della fase di riattivazione immediatamente successiva al periodo silente (rebound ridotto)
  • profilo coerente con prevalenza di componenti inibitorie e con possibile ruolo di input nocicettivo e proprioceptivo nella modulazione fusimotoria

Meccanismi plausibili includono circuiti che coinvolgono afferenze nocicettive muscolari, subnucleus caudalis del V, interneuroni inibitori e modulazione di motoneuroni γ statici, con effetto sulla sensibilità dei fusi neuromuscolari.[28] [29] [30] [31] [32] [33]

Discussione (interpretazione prudente)

Nel caso descritto, le bRoot-MEPs bilaterali risultano sostanzialmente simmetriche e riproducibili, fornendo un riferimento strutturale di integrità/sincronia della conduzione motoria trigeminale. In parallelo, jaw jerk e periodo silente mostrano variabilità e asimmetrie sensibili al contesto (riposo vs contatto/attività), coerenti con una modulazione funzionale del riflesso da input periferico e stato neuromotorio.

Questo contrasto è clinicamente rilevante nei quadri TMD-like: la risposta evocata diretta e le risposte riflesse non sono sovrapponibili per significato fisiologico. La prima descrive un riferimento di integrità della via motoria; le seconde descrivono proprietà dinamiche e modulabili del sistema, che possono variare in funzione di tono, dolore, posizione mandibolare, input parodontale e condizioni di contrazione.

Appendice clinica (sintesi non prescrittiva)

Le fasi riabilitative protesiche del caso (registrazioni, trasferimenti e finalizzazione) sono state condotte in un percorso clinico integrato. In questa sede l’attenzione resta focalizzata sui dati neurofisiologici: la parte riabilitativa verrà descritta in modo esteso in una sezione dedicata, per evitare che la narrazione terapeutica interferisca con l’obiettivo principale del capitolo, che è la descrizione della modulazione dei riflessi trigeminali in un quadro TMD-like.





4° Caso clinico: Disordini Temporomandibolari

Abstract

I disturbi temporomandibolari (TMDs) rappresentano una condizione clinica frequente e caratterizzata da un’elevata eterogeneità sintomatologica. Nonostante l’uso diffuso di criteri diagnostici standardizzati e di metodiche di imaging per l’identificazione delle patologie articolari, una quota rilevante di pazienti presenta quadri clinici privi di segni patognomonici univoci.

In questo capitolo viene analizzato un caso clinico con sintomatologia TMD-like utilizzato come contesto osservativo per esaminare una proprietà fondamentale del sistema trigeminale: la variabilità delle risposte riflesse in presenza di una risposta evocata diretta strutturalmente integra. Attraverso una batteria neurofisiologica trigeminale essenziale, viene mostrato come i potenziali evocati motori bilaterali delle radici trigeminali (bRoot-MEPs) risultino stabili e simmetrici, mentre le risposte riflesse (jaw jerk e periodo silente) manifestino configurazioni variabili e dipendenti dallo stato funzionale e dal contesto di attivazione.

Il capitolo non propone un modello diagnostico o terapeutico, ma intende evidenziare un problema classico della neurofisiologia clinica: a parità di integrità strutturale, il sistema neuromotorio può esprimere molteplici configurazioni funzionali, non riducibili a una relazione deterministica tra input e output.

Masticationpedia
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Article by: Gianni Frisardi

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Introduzione

La letteratura epidemiologica indica che i disturbi temporomandibolari (TMDs) costituiscono una delle condizioni muscoloscheletriche croniche più comuni, con una prevalenza stimata tra il 5 e il 12% nella popolazione generale.[34] Studi basati su ampi campioni riportano che una percentuale significativa di soggetti riferisce dolore orofacciale, rumori articolari e limitazioni funzionali compatibili con TMD, senza che tali manifestazioni siano necessariamente associate a una patologia strutturale univocamente identificabile.

Dal punto di vista clinico, questa eterogeneità rappresenta una sfida rilevante. L’imaging riveste un ruolo centrale nella diagnosi delle patologie intra-articolari dell’ATM, ma non esaurisce la descrizione dello stato funzionale del sistema masticatorio e del network trigeminale. In molti pazienti, segni e sintomi sovrapponibili possono emergere in assenza di alterazioni morfologiche evidenti, suggerendo che la dimensione funzionale del sistema giochi un ruolo determinante.

Un aspetto critico riguarda l’interpretazione delle risposte neurofisiologiche trigeminali comunemente utilizzate nella pratica clinica. Riflessi quali il jaw jerk e il periodo silente sono noti per la loro sensibilità allo stato del sistema, al contesto sperimentale e al task motorio. La loro variabilità viene talvolta interpretata come rumore sperimentale o come indicatore indiretto di patologia, senza una chiara distinzione tra integrità strutturale e configurazione funzionale.

Questo capitolo utilizza un caso clinico con sintomatologia TMD-like come modello osservativo per descrivere tale distinzione. L’obiettivo non è validare una diagnosi specifica né proporre un approccio terapeutico, ma mostrare come, a fronte di una risposta evocata diretta stabile e riproducibile, le risposte riflesse trigeminali possano variare in modo significativo, riflettendo differenti stati funzionali del sistema neuromotorio.

Caso clinico

Figura 1: Situazione orale della paziente con sintomatologia TMD-like; si osserva crossbite anteriore.

La paziente, di circa 40 anni, riferiva dolore orofacciale cronico, rumori articolari bilaterali dell’articolazione temporomandibolare e difficoltà masticatoria. Era già stata inquadrata come affetta da TMD secondo criteri clinici standard e sottoposta a trattamento conservativo. All’esame clinico si osservavano segni di disfunzione masticatoria e una malocclusione funzionale, senza la presenza di sintomi neurologici sistemici (vertigini, disturbi dell’equilibrio, acufeni).

In considerazione della persistenza dei sintomi e dell’assenza di elementi clinici suggestivi di patologia neurologica macroscopica, è stata eseguita una valutazione neurofisiologica trigeminale mirata, con l’obiettivo di distinguere

tra integrità strutturale della conduzione motoria e comportamento funzionale delle risposte riflesse.

Metodi neurofisiologici

La valutazione ha incluso:

  • potenziali evocati motori bilaterali delle radici trigeminali (bRoot-MEPs) ottenuti mediante stimolazione transcranica;[35]
  • registrazione del jaw jerk in posizione di riposo mandibolare;[36]
  • registrazione del jaw jerk in condizioni di contatto dentario e attività muscolare moderata;
  • valutazione del periodo silente dei muscoli masticatori evocato da percussione del mento durante serramento volontario.

Questa batteria è stata selezionata per confrontare una risposta evocata diretta, relativamente poco dipendente dal contesto, con risposte riflesse note per la loro modulabilità in funzione dello stato del sistema.

Risultati

Risposte evocate dirette (bRoot-MEPs)

Figura 2: Risposte bRoot-MEPs bilaterali con profilo simmetrico in latenza e ampiezza.
Le bRoot-MEPs bilaterali hanno mostrato latenze e ampiezze sovrapponibili tra i due lati, con elevata riproducibilità. Il profilo delle risposte era compatibile con una conduzione motoria trigeminale integra e sincrona, senza segni di compromissione strutturale delle vie efferenti.

Jaw jerk

Il jaw jerk registrato in posizione di riposo ha evidenziato asimmetrie in latenza e ampiezza tra i due lati. Tali asimmetrie risultavano accentuate quando il riflesso veniva evocato in condizioni di contatto dentario e attività muscolare, suggerendo una marcata dipendenza dal contesto e dall’input periferico.



Periodo silente

Il periodo silente mostrava caratteristiche compatibili con una modulazione funzionale del sistema, in particolare una riduzione o alterazione della fase di riattivazione motoneuronale successiva all’inibizione. Tali modificazioni non erano accompagnate da segni di alterazione della risposta evocata diretta.
Figura 3: Periodo silente dei muscoli masticatori; si osserva una alterazione della fase di riattivazione post-inibitoria.






In assenza di segnali suggestivi di alterazioni organiche della conduzione motoria trigeminale (bRoot-MEPs simmetriche), emergono caratteristiche compatibili con una modulazione funzionale del sistema:

  • riduzione/alterazione della fase di riattivazione immediatamente successiva al periodo silente (rebound ridotto)
  • profilo coerente con prevalenza di componenti inibitorie e con possibile ruolo di input nocicettivo e proprioceptivo nella modulazione fusimotoria

Meccanismi plausibili includono circuiti che coinvolgono afferenze nocicettive muscolari, subnucleus caudalis del V, interneuroni inibitori e modulazione di motoneuroni γ statici, con effetto sulla sensibilità dei fusi neuromuscolari.[28] [29] [30] [31] [32] [33]

Discussione

Il caso presentato evidenzia una dissociazione chiara tra due livelli di osservazione del sistema trigeminale. Da un lato, le risposte evocate dirette delle radici trigeminali risultano stabili, simmetriche e riproducibili, fornendo un riferimento di integrità strutturale della conduzione motoria. Dall’altro, le risposte riflesse — jaw jerk e periodo silente — mostrano una variabilità significativa, sensibile al contesto e allo stato funzionale del sistema.

Questa dissociazione non può essere interpretata come un artefatto sperimentale. Al contrario, riflette una proprietà intrinseca del controllo neuromotorio: le risposte riflesse non rappresentano output fissi, ma configurazioni emergenti di un sistema modulabile, influenzato da afferenze periferiche, tono muscolare, input nocicettivo e stato centrale.[37]

Nel contesto dei TMD-like, tale proprietà assume un significato clinico rilevante. La presenza di una risposta evocata diretta integra delimita il dominio strutturale del sistema, ma non consente, da sola, di dedurre lo stato funzionale espresso dalle risposte riflesse. Queste ultime possono variare in modo sostanziale pur in assenza di lesioni strutturali, rendendo problematica una lettura deterministica del segnale neurofisiologico.

Il capitolo non propone una soluzione a questo problema, ma lo rende osservabile. La coesistenza di stabilità evocata e variabilità riflessa rappresenta un punto di frizione tra misurazione neurofisiologica classica e interpretazione clinica, e costituisce un presupposto necessario per una lettura più articolata dei segnali neuromotori trigeminali nei quadri TMD-like.

Stabilità strutturale evocata e variabilità funzionale riflessa

Emerge un dato significativo nel contesto clinico dei casi presentati nel 'Normal Science' fin qui e cioè la 1️⃣ Dissociazione forma–funzione e fallimento del determinismo morfologico. Se consideriamo i casi esposti in precenza (riportiamo soltanti dati più correlabili al tema in questione) possiamo notare come la funzione(rfilessi trigeminali) variano senza una correlazione morfologica vincolante. Il paziente

Conclusione

In presenza di integrità strutturale della conduzione motoria trigeminale, le risposte riflesse possono esprimere una variabilità ampia e dipendente dallo stato funzionale del sistema. Tale variabilità non deve essere interpretata come rumore, ma come espressione di configurazioni funzionali multiple del controllo neuromotorio.

La distinzione tra risposta evocata diretta e risposta riflessa emerge come elemento cruciale per comprendere la complessità dei quadri TMD-like e per delimitare correttamente il dominio di ciò che è strutturale rispetto a ciò che è funzionale.

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