4° Caso clinico: Disordini Temporomandibolari
Abstract
I disturbi temporomandibolari (TMDs) rappresentano una condizione clinica frequente e caratterizzata da un’elevata eterogeneità sintomatologica. Nonostante l’uso diffuso di criteri diagnostici standardizzati e di metodiche di imaging per l’identificazione delle patologie articolari, una quota rilevante di pazienti presenta quadri clinici privi di segni patognomonici univoci.
In questo capitolo viene analizzato un caso clinico con sintomatologia TMD-like utilizzato come contesto osservativo per esaminare una proprietà fondamentale del sistema trigeminale: la variabilità delle risposte riflesse in presenza di una risposta evocata diretta strutturalmente integra. Attraverso una batteria neurofisiologica trigeminale essenziale, viene mostrato come i potenziali evocati motori bilaterali delle radici trigeminali (bRoot-MEPs) risultino stabili e simmetrici, mentre le risposte riflesse (jaw jerk e periodo silente) manifestino configurazioni variabili e dipendenti dallo stato funzionale e dal contesto di attivazione.
Il capitolo non propone un modello diagnostico o terapeutico, ma intende evidenziare un problema classico della neurofisiologia clinica: a parità di integrità strutturale, il sistema neuromotorio può esprimere molteplici configurazioni funzionali, non riducibili a una relazione deterministica tra input e output.
Article by: Gianni Frisardi
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Introduzione
La letteratura epidemiologica indica che i disturbi temporomandibolari (TMDs) costituiscono una delle condizioni muscoloscheletriche croniche più comuni, con una prevalenza stimata tra il 5 e il 12% nella popolazione generale.[1] Studi basati su ampi campioni riportano che una percentuale significativa di soggetti riferisce dolore orofacciale, rumori articolari e limitazioni funzionali compatibili con TMD, senza che tali manifestazioni siano necessariamente associate a una patologia strutturale univocamente identificabile.
Dal punto di vista clinico, questa eterogeneità rappresenta una sfida rilevante. L’imaging riveste un ruolo centrale nella diagnosi delle patologie intra-articolari dell’ATM, ma non esaurisce la descrizione dello stato funzionale del sistema masticatorio e del network trigeminale. In molti pazienti, segni e sintomi sovrapponibili possono emergere in assenza di alterazioni morfologiche evidenti, suggerendo che la dimensione funzionale del sistema giochi un ruolo determinante.
Un aspetto critico riguarda l’interpretazione delle risposte neurofisiologiche trigeminali comunemente utilizzate nella pratica clinica. Riflessi quali il jaw jerk e il periodo silente sono noti per la loro sensibilità allo stato del sistema, al contesto sperimentale e al task motorio. La loro variabilità viene talvolta interpretata come rumore sperimentale o come indicatore indiretto di patologia, senza una chiara distinzione tra integrità strutturale e configurazione funzionale.Questo capitolo utilizza un caso clinico con sintomatologia TMD-like come modello osservativo per descrivere tale distinzione. L’obiettivo non è validare una diagnosi specifica né proporre un approccio terapeutico, ma mostrare come, a fronte di una risposta evocata diretta stabile e riproducibile, le risposte riflesse trigeminali possano variare in modo significativo, riflettendo differenti stati funzionali del sistema neuromotorio.
Caso clinico

La paziente, di circa 40 anni, riferiva dolore orofacciale cronico, rumori articolari bilaterali dell’articolazione temporomandibolare e difficoltà masticatoria. Era già stata inquadrata come affetta da TMD secondo criteri clinici standard e sottoposta a trattamento conservativo. All’esame clinico si osservavano segni di disfunzione masticatoria e una malocclusione funzionale, senza la presenza di sintomi neurologici sistemici (vertigini, disturbi dell’equilibrio, acufeni).
In considerazione della persistenza dei sintomi e dell’assenza di elementi clinici suggestivi di patologia neurologica macroscopica, è stata eseguita una valutazione neurofisiologica trigeminale mirata, con l’obiettivo di distingueretra integrità strutturale della conduzione motoria e comportamento funzionale delle risposte riflesse.
Metodi neurofisiologici
La valutazione ha incluso:
- potenziali evocati motori bilaterali delle radici trigeminali (bRoot-MEPs) ottenuti mediante stimolazione transcranica;[2]
- registrazione del jaw jerk in posizione di riposo mandibolare;[3]
- registrazione del jaw jerk in condizioni di contatto dentario e attività muscolare moderata;
- valutazione del periodo silente dei muscoli masticatori evocato da percussione del mento durante serramento volontario.
Questa batteria è stata selezionata per confrontare una risposta evocata diretta, relativamente poco dipendente dal contesto, con risposte riflesse note per la loro modulabilità in funzione dello stato del sistema.
Risultati
Risposte evocate dirette (bRoot-MEPs)

Jaw jerk
Il jaw jerk registrato in posizione di riposo ha evidenziato asimmetrie in latenza e ampiezza tra i due lati. Tali asimmetrie risultavano accentuate quando il riflesso veniva evocato in condizioni di contatto dentario e attività muscolare, suggerendo una marcata dipendenza dal contesto e dall’input periferico.
Periodo silente
Il periodo silente mostrava caratteristiche compatibili con una modulazione funzionale del sistema, in particolare una riduzione o alterazione della fase di riattivazione motoneuronale successiva all’inibizione. Tali modificazioni non erano accompagnate da segni di alterazione della risposta evocata diretta.
In assenza di segnali suggestivi di alterazioni organiche della conduzione motoria trigeminale (bRoot-MEPs simmetriche), emergono caratteristiche compatibili con una modulazione funzionale del sistema:
- riduzione/alterazione della fase di riattivazione immediatamente successiva al periodo silente (rebound ridotto)
- profilo coerente con prevalenza di componenti inibitorie e con possibile ruolo di input nocicettivo e proprioceptivo nella modulazione fusimotoria
Meccanismi plausibili includono circuiti che coinvolgono afferenze nocicettive muscolari, subnucleus caudalis del V, interneuroni inibitori e modulazione di motoneuroni statici, con effetto sulla sensibilità dei fusi neuromuscolari.[4] [5] [6] [7] [8] [9]
Discussione
Il caso presentato evidenzia una dissociazione chiara tra due livelli di osservazione del sistema trigeminale. Da un lato, le risposte evocate dirette delle radici trigeminali risultano stabili, simmetriche e riproducibili, fornendo un riferimento di integrità strutturale della conduzione motoria. Dall’altro, le risposte riflesse — jaw jerk e periodo silente — mostrano una variabilità significativa, sensibile al contesto e allo stato funzionale del sistema.
Questa dissociazione non può essere interpretata come un artefatto sperimentale. Al contrario, riflette una proprietà intrinseca del controllo neuromotorio: le risposte riflesse non rappresentano output fissi, ma configurazioni emergenti di un sistema modulabile, influenzato da afferenze periferiche, tono muscolare, input nocicettivo e stato centrale.[10]
Nel contesto dei TMD-like, tale proprietà assume un significato clinico rilevante. La presenza di una risposta evocata diretta integra delimita il dominio strutturale del sistema, ma non consente, da sola, di dedurre lo stato funzionale espresso dalle risposte riflesse. Queste ultime possono variare in modo sostanziale pur in assenza di lesioni strutturali, rendendo problematica una lettura deterministica del segnale neurofisiologico.Il capitolo non propone una soluzione a questo problema, ma lo rende osservabile. La coesistenza di stabilità evocata e variabilità riflessa rappresenta un punto di frizione tra misurazione neurofisiologica classica e interpretazione clinica, e costituisce un presupposto necessario per una lettura più articolata dei segnali neuromotori trigeminali nei quadri TMD-like.
Stabilità strutturale evocata e variabilità funzionale riflessa
Emerge un dato significativo nel contesto clinico dei casi presentati nel 'Normal Science' fin qui e cioè la 1️⃣ Dissociazione forma–funzione e fallimento del determinismo morfologico. Se consideriamo i casi esposti in precenza (riportiamo soltanti dati più correlabili al tema in questione) possiamo notare come la funzione(rfilessi trigeminali) variano senza una correlazione morfologica vincolante. Il paziente
Conclusione
In presenza di integrità strutturale della conduzione motoria trigeminale, le risposte riflesse possono esprimere una variabilità ampia e dipendente dallo stato funzionale del sistema. Tale variabilità non deve essere interpretata come rumore, ma come espressione di configurazioni funzionali multiple del controllo neuromotorio.
La distinzione tra risposta evocata diretta e risposta riflessa emerge come elemento cruciale per comprendere la complessità dei quadri TMD-like e per delimitare correttamente il dominio di ciò che è strutturale rispetto a ciò che è funzionale.
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