Livelli di osservazione clinica: cambio di scala dell'informazione: differenze tra le versioni

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diagnostica non deriva dalla quantità di informazione, bensì dalla mancata esplicitazione
diagnostica non deriva dalla quantità di informazione, bensì dalla mancata esplicitazione
delle scale alle quali tali informazioni appartengono e dal modo in cui esse vengono
delle scale alle quali tali informazioni appartengono e dal modo in cui esse vengono
integrate.
integrate.<ref>Kuhn TS. ''The Structure of Scientific Revolutions''. University of Chicago Press; 1962.</ref>


Questo capitolo introduce il concetto di ''scala dell’informazione'' come livello di
Questo capitolo introduce il concetto di ''scala dell’informazione'' come livello di
risoluzione osservativa, distinto dalla nozione di importanza clinica, mostrando come
risoluzione osservativa, distinto dalla nozione di importanza clinica, mostrando come
uno stesso fenomeno possa apparire stabile o instabile a seconda della scala alla quale
uno stesso fenomeno possa apparire stabile o instabile a seconda della scala alla quale
viene analizzato. Il cambio di scala non è trattato come un’operazione neutra, ma come
viene analizzato.<ref>Anderson PW. More is different. ''Science''. 1972;177(4047):393–396.</ref>
 
Il cambio di scala non è trattato come un’operazione neutra, ma come
un atto attivo che redistribuisce l’informazione tra contorno funzionale, dettaglio locale
un atto attivo che redistribuisce l’informazione tra contorno funzionale, dettaglio locale
e rumore di sistema.
e rumore di sistema.<ref>Khrennikov A. ''Ubiquitous Quantum Structure''. Springer; 2010.</ref>
 
Attraverso un esempio clinico centrato sull’osservazione del sistema masticatorio, il
capitolo illustra la progressiva discesa dalla macroscopia clinica alla microscopia
neuronale, passando per livelli strumentali e mesoscopici. In questo percorso emerge come
l’aumento della risoluzione osservativa comporti inevitabilmente una perdita del contesto
globale e un incremento della variabilità, che non può essere interpretata automaticamente
come errore o patologia.
 
La distinzione tra macroscopia, mesoscopia e microscopia clinica consente di collocare i
riflessi trigeminali e le dinamiche neuromotorie in una scala intermedia, nella quale il
sistema viene osservato come rete di relazioni funzionali piuttosto che come insieme di
variabili isolate o come semplice comportamento globale.
 
Il capitolo propone quindi una lettura della diagnosi come processo dipendente dalla scala
di osservazione, ponendo le basi per modelli clinici capaci di integrare variabilità,
contesto e relazioni di sistema, e preparando il terreno concettuale per la discussione
dei limiti dei criteri classificatori tradizionali e per l’introduzione di grandezze
diagnostiche mesoscopiche e adimensionali.


== 1. Perché parlare di scala in clinica ==


== 1. Perché parlare di scala in clinica ==
In ambito clinico il problema non è quasi mai la mancanza di dati, ma l’eterogeneità dei livelli a cui quei dati appartengono.<ref>Feinstein AR. ''Clinical Judgment''. Williams & Wilkins; 1967.</ref> 


In ambito clinico il problema non è quasi mai la mancanza di dati, ma l’eterogeneità dei livelli a cui quei dati appartengono. 
Sintomi riferiti dal paziente, segni clinici, parametri strumentali, misure neurofisiologiche e modelli interpretativi non vivono sullo stesso piano informazionale.
Sintomi riferiti dal paziente, segni clinici, parametri strumentali, misure neurofisiologiche e modelli interpretativi non vivono sullo stesso piano informazionale.


Il clinico è costantemente costretto a muoversi tra scale diverse, spesso senza che questo passaggio venga reso esplicito. 
Il risultato è una sovrapposizione impropria di informazioni:
Il risultato è una sovrapposizione impropria di informazioni:
* dati fini interpretati con categorie grossolane
* dati fini interpretati con categorie grossolane
* fenomeni complessi compressi in etichette semplificative
* fenomeni complessi compressi in etichette semplificative
* misure precise integrate in modelli concettuali approssimativi
* misure precise integrate in modelli concettuali approssimativi<ref>Gigerenzer G. ''Risk Savvy''. Viking; 2014.</ref>
 
Parlare di ''livelli di osservazione'' significa quindi rendere esplicita una pratica già esistente, ma finora implicita e poco formalizzata.
 
---


== 2. Che cosa si intende per “scala dell’informazione” ==
== 2. Che cosa si intende per “scala dell’informazione” ==


Per ''scala'' non si intende una gerarchia di importanza, ma un livello di risoluzione con cui un fenomeno viene osservato, descritto e interpretato.
Per ''scala'' non si intende una gerarchia di importanza, ma un livello di risoluzione con cui un fenomeno viene osservato, descritto e interpretato.<ref>Bar-Yam Y. ''Dynamics of Complex Systems''. Addison-Wesley; 1997.</ref>
 
Ogni scala è caratterizzata da:
* tipo di informazione accessibile
* strumenti di osservazione
* linguaggio descrittivo
* grado di variabilità tollerabile
* tipo di errore dominante


Un punto cruciale è che uno stesso fenomeno può apparire stabile a una scala e instabile a un’altra, senza che ciò implichi una contraddizione.
Un punto cruciale è che uno stesso fenomeno può apparire stabile a una scala e instabile a un’altra, senza che ciò implichi una contraddizione.
---


== 3. I principali livelli di osservazione in clinica ==
== 3. I principali livelli di osservazione in clinica ==
Senza pretesa di esaustività, è possibile individuare alcuni livelli ricorrenti nella pratica clinica.


=== 3.1 Livello fenomenologico (clinico-narrativo) ===
=== 3.1 Livello fenomenologico (clinico-narrativo) ===


È il livello del:
Qui l’informazione è narrativa, situata e fortemente dipendente dal contesto.<ref>Charon R. Narrative Medicine. ''JAMA''. 2001;286(15):1897–1902.</ref>
* sintomo riferito
* racconto del paziente
* contesto temporale e soggettivo
 
Qui l’informazione è narrativa, situata e fortemente dipendente dal contesto.
La variabilità è elevata e non riducibile senza perdita di senso.
 
Questo livello non è meno scientifico:
è semplicemente a bassa risoluzione formale, ma ad alta densità semantica.
 
---


=== 3.2 Livello clinico-funzionale ===
=== 3.2 Livello clinico-funzionale ===


Comprende:
Il fenomeno viene ancorato a pattern riproducibili, ma resta dipendente dall’osservatore e dalle condizioni di esecuzione.<ref>Sackett DL et al. Evidence based medicine. ''BMJ''. 1996;312:71–72.</ref>
* esame obiettivo
* test clinici
* valutazioni funzionali
 
Il fenomeno viene ancorato a pattern riproducibili, ma resta dipendente dall’osservatore e dalle condizioni di esecuzione.
 
La scala è intermedia:
riduce la complessità narrativa senza entrare ancora nella misurazione strumentale fine.
 
---


=== 3.3 Livello strumentale ===
=== 3.3 Livello strumentale ===


È il dominio delle:
La precisione del dato non garantisce la precisione dell’interpretazione.<ref>Ioannidis JPA. Why most published research findings are false. ''PLoS Med''. 2005.</ref>
* misure
* segnali
* parametri quantitativi
 
L’informazione è ad alta risoluzione ma localizzata. 
Qui emerge un problema classico: la precisione del dato non garantisce la precisione dell’interpretazione.
 
Un segnale è sempre corretto nel proprio spazio di misura, ma può diventare fuorviante se trasportato senza mediazione su un’altra scala.
 
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=== 3.4 Livello interpretativo-modellistico ===
=== 3.4 Livello interpretativo-modellistico ===


È il livello in cui:
È qui che emergono conflitti di senso quando modelli pensati per una scala vengono applicati a un’altra.<ref>Kuhn TS. ''The Structure of Scientific Revolutions''. University of Chicago Press; 1962.</ref>
* i dati vengono integrati
* le relazioni vengono ipotizzate
* i modelli clinici prendono forma
 
Questo livello non osserva direttamente il fenomeno, ma lo ricostruisce. 
È qui che emergono conflitti di senso quando:
* modelli pensati per una scala vengono applicati a un’altra
* la coerenza interna del modello viene confusa con la validità clinica
 
---


== 4. Il cambio di scala come operazione attiva ==
== 4. Il cambio di scala come operazione attiva ==


Il passaggio tra scale non è automatico. 
Il passaggio tra scale comporta sempre perdita di informazione, guadagno di struttura e introduzione di assunzioni.<ref>Wilson EO. Consilience. Knopf; 1998.</ref>
È un’operazione attiva che comporta sempre:
* perdita di informazione
* guadagno di struttura
* introduzione di assunzioni
 
Ogni cambio di scala seleziona ciò che resta visibile e ciò che viene sacrificato.
 
Questo spiega perché:
* due clinici possano osservare lo stesso paziente ma descrivere fenomeni diversi
* un risultato strumentale possa apparire incoerente con il quadro clinico
* la stabilità emerga solo a determinate scale
 
---
 


=== Esempio clinico: discesa di scala nell’osservazione del sistema masticatorio ===
=== Esempio clinico: discesa di scala nell’osservazione del sistema masticatorio ===
Un esempio particolarmente istruttivo del cambio di scala dell’informazione è fornito
dall’osservazione clinica del sistema masticatorio, analizzata a livelli progressivamente
più fini di risoluzione.


==== Osservazione clinica dello stato occlusale-masticatorio ====
==== Osservazione clinica dello stato occlusale-masticatorio ====
[[File:Samà pre1.jpg|sinistra|miniatura|'''Figura 1:''' Osservabile clinico a scala superiore e risoluzione inferiore. Il paziente viene classificato bruxista dalla presenza di faccette di usura.]]Alla scala più alta l’osservazione riguarda l’assetto occlusale e il comportamento
A questa scala il sistema appare stabile e coerente, anche in presenza di alterazioni sottostanti.<ref>Manfredini D et al. Bruxism and TMD. ''J Oral Rehabil''. 2017.</ref>
masticatorio complessivo. 
Il clinico valuta la coordinazione funzionale, l’efficienza apparente del gesto,
la presenza di adattamenti e compensi.
 
A questa scala il sistema appare spesso stabile e coerente, anche in presenza di
alterazioni sottostanti.
L’elevata integrazione delle informazioni rende l’osservazione robusta e poco sensibile
alle fluttuazioni locali.
In questo caso l'analisi obiettiva dello stato occlusale è a bassa risoluzione ma ad ampia visione del contorno. In Figura 1, infatti, è evidente una usura dentaria da bruxismo e altrettanto scontata l'inclusione del soggetto in una categoria di bruxisti.  
 
----


==== EMG di superficie: interference pattern ====
==== EMG di superficie: interference pattern ====
[[File:Bruxer EMG.jpeg|sinistra|miniatura|<small>'''Figura 2:''' Tracciato EMG del muscolo massetere (rispettivamente massetere superiore/destro e sinistro). Il test mostra simmetria bilaterale nel reclutamento delle unità motorie</small>]]Scendendo di scala, l’osservazione si sposta sul livello muscolare tramite l’elettromiografia
L’aumento di risoluzione rende il segnale più sensibile al rumore tecnico e fisiologico.<ref>De Luca CJ. The use of surface electromyography. ''J Appl Biomech''. 1997.</ref>
di superficie. 
L’interference pattern consente di analizzare il reclutamento delle unità motorie,
la sincronizzazione e le asimmetrie temporali e di ampiezza.
 
A questo livello emergono variazioni che non erano clinicamente evidenti alla scala
superiore. 
La maggiore risoluzione rende il segnale più informativo, ma anche più sensibile al rumore
e alle condizioni di misura.
Sostanzialmente la risoluzione aumenta ma aumenta anche il rumore intrinseco al sistema. Nel caso clinico mostrato precedentemente la EMG interference pattern dà delle indicazioni sullo stato di sistema ( frequenza di scarica, ampiezze ecc.) ma inzia a incorporare un rumore destabilizzante sia tecnico che neurofisiologico. Siamo in una fase intermedia di visione del contorno, rumore del sistema ed interpretazione del dato. La risultante è incertezza diagnostica. Fig.2
 
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==== Processi neuromotori: ciclo di recupero del riflesso mandibolare ====
==== Processi neuromotori: ciclo di recupero del riflesso mandibolare ====
[[File:Bruxer SP2.jpg|sinistra|miniatura|<small>'''Figura 4:''' Periodo di silenzio meccanico rilevato elettrofisiologicamente sui masseteri destro (tracce sovrapposte superiori) e sinistro (tracce sovrapposte inferiori)</small>]]Scendendo ulteriormente di scala, l’osservazione si concentra sui processi neuromotori
La variabilità osservata riflette proprietà dinamiche del sistema neuromotorio.<ref>Cruccu G et al. Trigeminal reflexes. ''Clin Neurophysiol''. 2005.</ref>
attraverso lo studio del ciclo di recupero del riflesso mandibolare.
 
A differenza della singola risposta riflessa, il ciclo di recupero consente di analizzare
la dinamica temporale del sistema neuromotorio, valutando:
* modulazione dell’eccitabilità
* tempi di recupero
* interazioni inibitorie e facilitanti
* controllo centrale del riflesso
 
A questa scala l’informazione non è più statica, ma intrinsecamente dinamica.
La variabilità delle risposte non rappresenta un’anomalia, bensì una caratteristica
strutturale del funzionamento neuromotorio.
 
Il contesto funzionale globale del gesto masticatorio risulta in gran parte perso,
mentre aumenta la sensibilità alle fluttuazioni temporali e alle condizioni di stato
del sistema nervoso. In pochè èarole aumenta la risoluzione scendendo di scala ma aumenta contestualmente il rumore. Il ciclo di recupero del riflesso inibitorio masseterino ha un grande contributo interpretativo dello stato di sistema ma molto difficile da pulire dal rumore perchè la variabilità dello stimolo evocante ( elettrico) la forza masticatoria sviluppata dalla contrazione massimale dei muscoli masticatori non permette di estrapolare un dato puro. Fig.3
 
 
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==== Microdinamica neuronale: patch-clamp dei nuclei mesencefalici ====
==== Microdinamica neuronale: patch-clamp dei nuclei mesencefalici ====
[[File:WholeCellPatchClamp-03.jpg|sinistra|miniatura|<small>'''Figura 5:''' Patch-clamp di una cellula nervosa all’interno di una sezione di tessuto cerebrale.</small><small>La pipetta di registrazione è evidenziata nella fotografia da una lieve colorazione blu.</small>
A questo livello la variabilità è parte integrante del funzionamento neuronale.<ref>Sakmann B, Neher E. Patch clamp techniques. ''Annu Rev Physiol''. 1984.</ref>
 
<small>Fonte: Wikimedia Commons.</small>]]Alla scala più bassa l’osservazione riguarda i singoli neuroni dei nuclei mesencefalici
attraverso tecniche di patch-clamp. 
Si analizzano correnti ioniche, firing neuronale e fluttuazioni spontanee dell’attività
cellulare.
 
A questo livello la variabilità non può essere interpretata come errore sperimentale:
essa costituisce parte integrante del funzionamento del sistema.
La nozione di stabilità, così come intesa alle scale superiori, perde significato.
 
----
 
==== Considerazioni sul cambio di scala ====
 
Questo esempio mostra come, scendendo progressivamente di scala:
* aumenti la risoluzione locale dell’osservazione
* emergano fluttuazioni prima invisibili
* si perda progressivamente il contorno funzionale globale
 
Viceversa, risalendo di scala:
* il sistema riacquista coerenza e stabilità apparente
* le micro-variabilità vengono integrate o assorbite
* il rumore locale perde peso clinico
 
Il cambio di scala non elimina l’informazione, ma la riorganizza.
Molte discrepanze interpretative in clinica derivano dal tentativo di applicare criteri
di stabilità propri di una scala a osservazioni effettuate a un’altra.


== 4.1 Macroscopia, mesoscopia e microscopia clinica ==
== 4.1 Macroscopia, mesoscopia e microscopia clinica ==


Nel descrivere i livelli di osservazione clinica è utile distinguere, perciò, in modo
I riflessi trigeminali rappresentano osservazioni mesoscopiche, intermedie tra comportamento globale e microdinamica cellulare.<ref>Turker KS. Reflex control of jaw muscles. ''J Oral Rehabil''. 2002.</ref>
puramente concettuale, tre grandi domini di scala.
 
La '''macroscopia clinica''' riguarda l’osservazione funzionale globale del sistema:
assetto occlusale, gesto masticatorio, adattamenti e compensi emergono a questa scala
come proprietà integrate e relativamente stabili.
 
La '''microscopia''' si concentra invece sui meccanismi elementari del sistema biologico,
fino al livello della singola cellula o del singolo canale ionico.
A questa scala la variabilità è elevata e costituisce una proprietà intrinseca del
funzionamento, rendendo difficile l’estrazione di grandezze clinicamente stabili.
 
Tra questi due estremi si colloca una scala intermedia, definibile come '''mesoscopica''',
nella quale il sistema non viene osservato né come insieme globale né come somma di
componenti elementari, ma come rete dinamica di relazioni funzionali.
 
I riflessi trigeminali e i cicli di recupero neuromotori rappresentano esempi tipici
di osservazioni mesoscopiche: essi non descrivono il comportamento macroscopico del gesto,
né la microdinamica neuronale, ma il modo in cui il sistema organizza e modula la propria
attività nel tempo.
 
A questa scala, più che le dimensioni assolute delle singole variabili, assumono rilievo
le relazioni tra grandezze, la loro stabilità relativa e la coerenza del comportamento
di sistema.
 


== 5. Errore clinico e scala di osservazione ==
== 5. Errore clinico e scala di osservazione ==


Molti errori clinici non derivano da dati errati, ma da salti di scala non dichiarati.
Molti errori clinici derivano da salti di scala non dichiarati.<ref>Taleb NN. ''The Black Swan''. Random House; 2007.</ref>
 
Esempi tipici includono:
* interpretare variazioni fisiologiche fini con categorie diagnostiche grossolane
* attribuire causalità a correlazioni valide solo a una scala locale
* trattare come rumore ciò che è informazione significativa a un altro livello
 
Il problema non è misurare di più, ma sapere a quale scala si sta ragionando.
 
---


== 6. Perché questo capitolo è necessario ==
== 6. Perché questo capitolo è necessario ==


Questo capitolo non introduce:
Serve a preparare il terreno a modelli che non collassano tutta l’informazione in un’unica scala.<ref>Khrennikov A. Contextual probability. ''Entropy''. 2014.</ref>
* nuovi indici
* nuove metriche
* nuove formalizzazioni
 
Introduce una disciplina dello sguardo clinico.
 
Serve a:
* separare osservazione e interpretazione
* rendere legittimo il disaccordo tra livelli
* preparare il terreno a modelli che non collassano tutta l’informazione in un’unica scala
 
---


== 7. Chiusura ==
== 7. Chiusura ==


Il cambio di scala dell’informazione non è un problema da eliminare, ma una proprietà strutturale della clinica complessa.
Il cambio di scala dell’informazione è una proprietà strutturale della clinica complessa.


Nei capitoli successivi diventerà evidente che:
* alcune grandezze cliniche non sono commutative tra scale
* l’ordine con cui si osservano i fenomeni modifica ciò che emerge
* la diagnosi non è solo una sintesi di dati, ma una traiettoria osservativa
Qui il discorso si arresta consapevolmente prima della formalizzazione. 
Il terreno è stato preparato; l’edificio verrà costruito nel capitolo successivo.
<div style="
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   max-width: 920px;
   max-width: 920px;
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'''Chiusura concettuale'''
'''Chiusura concettuale'''


Nessuna scala, considerata isolatamente, è sufficiente a descrivere lo stato clinico.
Il significato clinico di un dato non è assoluto, ma dipende dalla scala alla quale
La stabilità osservata a livello macroscopico può coesistere con una marcata variabilità
il sistema viene osservato.<ref>Heisenberg W. ''Physics and Philosophy''. Harper; 1958.</ref>
microscopica, senza che ciò implichi contraddizione patologica.
Il problema clinico non risiede quindi nel rumore in sé, ma nell’attribuzione di valore
diagnostico a osservazioni effettuate a una scala diversa da quella per cui il criterio
interpretativo è stato concepito.


→ ''Il significato clinico di un dato non è assoluto, ma dipende dalla scala alla quale
[[Crisi del valore assoluto: instabilità del numero clinico]]
il sistema viene osservato
</div>


[[Crisi del valore assoluto: instabilità del numero clinico]]
== Bibliografia ==
<references/>
 
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</div>
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Versione delle 21:55, 16 gen 2026


Livelli di osservazione clinica: cambio di scala dell'informazione

Aricolo da: Gianni Frisardi, Diego Centonze, Alì Esquembre, Flavio Frisardi,

Masticationpedia
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Abstract

La pratica clinica contemporanea è caratterizzata da una crescente disponibilità di dati eterogenei, raccolti a livelli differenti di osservazione. Tuttavia, la difficoltà diagnostica non deriva dalla quantità di informazione, bensì dalla mancata esplicitazione delle scale alle quali tali informazioni appartengono e dal modo in cui esse vengono integrate.[1]

Questo capitolo introduce il concetto di scala dell’informazione come livello di risoluzione osservativa, distinto dalla nozione di importanza clinica, mostrando come uno stesso fenomeno possa apparire stabile o instabile a seconda della scala alla quale viene analizzato.[2]

Il cambio di scala non è trattato come un’operazione neutra, ma come un atto attivo che redistribuisce l’informazione tra contorno funzionale, dettaglio locale e rumore di sistema.[3]

1. Perché parlare di scala in clinica

In ambito clinico il problema non è quasi mai la mancanza di dati, ma l’eterogeneità dei livelli a cui quei dati appartengono.[4]

Sintomi riferiti dal paziente, segni clinici, parametri strumentali, misure neurofisiologiche e modelli interpretativi non vivono sullo stesso piano informazionale.

Il risultato è una sovrapposizione impropria di informazioni:

  • dati fini interpretati con categorie grossolane
  • fenomeni complessi compressi in etichette semplificative
  • misure precise integrate in modelli concettuali approssimativi[5]

2. Che cosa si intende per “scala dell’informazione”

Per scala non si intende una gerarchia di importanza, ma un livello di risoluzione con cui un fenomeno viene osservato, descritto e interpretato.[6]

Un punto cruciale è che uno stesso fenomeno può apparire stabile a una scala e instabile a un’altra, senza che ciò implichi una contraddizione.

3. I principali livelli di osservazione in clinica

3.1 Livello fenomenologico (clinico-narrativo)

Qui l’informazione è narrativa, situata e fortemente dipendente dal contesto.[7]

3.2 Livello clinico-funzionale

Il fenomeno viene ancorato a pattern riproducibili, ma resta dipendente dall’osservatore e dalle condizioni di esecuzione.[8]

3.3 Livello strumentale

La precisione del dato non garantisce la precisione dell’interpretazione.[9]

3.4 Livello interpretativo-modellistico

È qui che emergono conflitti di senso quando modelli pensati per una scala vengono applicati a un’altra.[10]

4. Il cambio di scala come operazione attiva

Il passaggio tra scale comporta sempre perdita di informazione, guadagno di struttura e introduzione di assunzioni.[11]

Esempio clinico: discesa di scala nell’osservazione del sistema masticatorio

Osservazione clinica dello stato occlusale-masticatorio

A questa scala il sistema appare stabile e coerente, anche in presenza di alterazioni sottostanti.[12]

EMG di superficie: interference pattern

L’aumento di risoluzione rende il segnale più sensibile al rumore tecnico e fisiologico.[13]

Processi neuromotori: ciclo di recupero del riflesso mandibolare

La variabilità osservata riflette proprietà dinamiche del sistema neuromotorio.[14]

Microdinamica neuronale: patch-clamp dei nuclei mesencefalici

A questo livello la variabilità è parte integrante del funzionamento neuronale.[15]

4.1 Macroscopia, mesoscopia e microscopia clinica

I riflessi trigeminali rappresentano osservazioni mesoscopiche, intermedie tra comportamento globale e microdinamica cellulare.[16]

5. Errore clinico e scala di osservazione

Molti errori clinici derivano da salti di scala non dichiarati.[17]

6. Perché questo capitolo è necessario

Serve a preparare il terreno a modelli che non collassano tutta l’informazione in un’unica scala.[18]

7. Chiusura

Il cambio di scala dell’informazione è una proprietà strutturale della clinica complessa.

Chiusura concettuale

Il significato clinico di un dato non è assoluto, ma dipende dalla scala alla quale il sistema viene osservato.[19]

Crisi del valore assoluto: instabilità del numero clinico

Bibliografia

  1. Kuhn TS. The Structure of Scientific Revolutions. University of Chicago Press; 1962.
  2. Anderson PW. More is different. Science. 1972;177(4047):393–396.
  3. Khrennikov A. Ubiquitous Quantum Structure. Springer; 2010.
  4. Feinstein AR. Clinical Judgment. Williams & Wilkins; 1967.
  5. Gigerenzer G. Risk Savvy. Viking; 2014.
  6. Bar-Yam Y. Dynamics of Complex Systems. Addison-Wesley; 1997.
  7. Charon R. Narrative Medicine. JAMA. 2001;286(15):1897–1902.
  8. Sackett DL et al. Evidence based medicine. BMJ. 1996;312:71–72.
  9. Ioannidis JPA. Why most published research findings are false. PLoS Med. 2005.
  10. Kuhn TS. The Structure of Scientific Revolutions. University of Chicago Press; 1962.
  11. Wilson EO. Consilience. Knopf; 1998.
  12. Manfredini D et al. Bruxism and TMD. J Oral Rehabil. 2017.
  13. De Luca CJ. The use of surface electromyography. J Appl Biomech. 1997.
  14. Cruccu G et al. Trigeminal reflexes. Clin Neurophysiol. 2005.
  15. Sakmann B, Neher E. Patch clamp techniques. Annu Rev Physiol. 1984.
  16. Turker KS. Reflex control of jaw muscles. J Oral Rehabil. 2002.
  17. Taleb NN. The Black Swan. Random House; 2007.
  18. Khrennikov A. Contextual probability. Entropy. 2014.
  19. Heisenberg W. Physics and Philosophy. Harper; 1958.